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lunedì, 1 maggio 2017


La violazione della clausola compromissoria

Questa settimana ci vogliamo occupare della questione riguardante gli accordi economici tra calciatori dilettanti e le società di appartenenza militanti nei campionati regionali e provinciali, andando ad analizzare una sentenza emessa dalla Corte Federale di Appello della FIGC in data 20 aprile 2017 C.U. 124/CFA.
La normativa federale in materia (Art. 94) dispone che "Sono vietati: a) gli accordi tra società e tesserati che prevedano compensi, premi ed indennità in contrasto con le norme regolamentari, con le pattuizioni contrattuali e con ogni altra disposizione federale; b) la corresponsione da parte della società a propri tesserati, a qualsiasi titolo, di compensi o premi od indennità superiori a quelli pattuiti nel contratto od eventuali sue modificazioni, purché ritualmente depositato in Lega e dalla stessa approvati".
Eppure, più volte abbiamo specificato che è possibile sottoscrivere accordi che riconoscono un mero "rimborso spesa" al calciatore con la società, purché abbia determinati requisiti: forma scritta (su apposito modello firmato tra la parti) e non superi determinati limiti (euro 7.500). In questo caso, l'eventuale inadempimento da parte della società può essere impugnato dal creditore (calciatore) esclusivamente innanzi all'autorità giudiziaria prevista dall'Ordinamento Statuale, in quanto l'accordo non è riconosciuto all'interno dell'Ordinamento Sportivo (il quale, quindi, non prevede tutele).

Come sappiamo, per poter adire l'Autorità Giudiziaria Ordinaria lo Statuto Federale all'art. 30 prevede la c.d. "Clausola Compromissoria" con la quale ogni soggetto appartenente al medesimo Ordinamento si obbliga a rispettare gli Organismi federali ed, in determinati casi, il Consiglio Federale può riconoscere il diritto di poter presentare ricorso alla giurisdizione statale, purché le garanzie e tutele non siamo comunque previste dalla normativa federale stessa.

Noi vogliamo analizzare una decisione (pubblicata sul C.U. n. 94 del 23/03/2017 riferita alla riunione del 02/01/2017) emessa dal Tribunale Federale presso il Comitato Provinciale Autonomo di Trento in merito alla condotta posta in essere dall’allenatore di una società dilettantistica che ha fatto partecipare un giovane calciatore (con età inferiore ai 10 anni) a 5 allenamenti/provini e senza nulla osta della società di appartenenza.
Nella decisione sopra richiamata, la Corte ha affrontato il tema della violazione della clausola compromissoria da parte di due calciatori dilettanti, che si erano rivolti al Giudice di pace per farsi riconoscere le somme loro spettanti a seguito di accordo economico preso con la società di appartenenza. Il Tribunale Federale di competenza (presso il C.R. Toscana) con decisione Com. Uff. n. 77 del 23/7/2016 aveva squalificato i giocatori per 6 mesi oltre che 500 euro di ammenda. Il Tribunale, infatti, riteneva che i calciatori avrebbero dovuto chiedere l’autorizzazione alla Federazione, trattandosi di questione che rientrerebbe tra quelle in grado di essere risolte dall’apparato Federale. Il Tribunale, a questo proposito, stabiliva che la tesi difensiva dei calciatori – secondo cui non sarebbe potuta intervenire nella questione la Commissione Accordi Economici trattandosi di un rapporto con una Società dilettantistica regionale – non appariva fondata, anche se le cifre pattuite tra le parti non potevano far parlare di un semplice rimborso spese ed al riguardo riteneva che detta pattuizione sarebbe stata illegittima secondo la normativa federale stessa.
Al contrario, partendo dalla sentenza del Giudice di Pace competente che ha condannato la società ritenendo le pretese degli attori fondate nonché dalla circostanza che il Tribunale Federale ha evidenziato che gli importi sarebbero andati oltre il mero rimborso potendo integrare invece un qualcosa di diverso in violazione dei principi vigenti nell’ambito dell’attività dilettantistica, la Corte ha ritenuto che “la sussistenza di detti (illegittimi) accordi e la conseguente iniziativa tesa a farne valere il contenuto nella ipotesi di inadempienza (anche parziale) non poteva sicuramente trovare forme e strumenti legittimanti(di tutela ) nell’ambito dell’ordinamento federale proprio per la contrarietà con la normativa che vieta appunto remunerazione nell’ambito dell’attività dilettantistica”.
Quindi, l’inadempimento della società nel mancato pagamento delle spettanze ai calciatori non poteva essere fatto valere esclusivamente se non davanti l’Autorità Giudiziaria Ordinaria. Per questi motivi la Corte Federale di Appello ha riformato le decisioni prese dal Tribunale Federale di I grado annullando le sanzioni inflitte ai calciatori.



Per consulenze: Avv. Matteo Sperduti – Studio Legale Zullo & Partners – Email: matteosperduti@libero.it – Cell. 3385459992

lunedì 1 maggio 2017, 18:02
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L'autore

Matteo Sperduti è avvocato presso l’Ordine di Latina ed attualmente collabora con lo Studio Legale Zullo & Partners di Trento. Si occupa di diritto sportivo e dell’assistenza e consulenza legale a tesserati professionisti e dilettanti nonché a molte società sportive nazionali ed estere. Già responsabile dell’area legale dei dilettanti per l’Associazione Italiana Calciatori, attualmente collabora con il Comitato Regionale Lazio LND in qualità di coordinatore della Consulta Regionale e dei Corsi per i Dirigenti presso il Comitato Regionale Lazio della LND.

Per informazioni è possibile contattarlo presso lo Studio Legale Zullo & Partners a Trento in Via Calepina n. 75 – Email: matteosperduti@libero.it – Tel. 3385459992.

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Questa rubrica analizza gli aspetti più importanti delle normative federali e delle diverse decisioni emesse dagli organi della giustizia sportiva degli sport che il portale segue quotidianamente. Vengono affrontate tematiche come l’interpretazione e la spiegazione delle norme principali previste dai regolamenti federali e analizzate le sentenze emesse in ambito sportivo dagli organismi giudicanti.

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