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lunedì 6 maggio 2019
Champions League, i potenti cadono sotto i colpi delle outsider

La Champions League è, da sempre, uno dei tornei più importanti, spettacolari e sorprendenti al mondo. questa edizione 2018/2019 lo sta dimostrando ampiamente visto che non sono mancate le sorprese.
La grande protagonista di questa edizione è, senza dubbio, la brillantissima Ajax di Erik ten Hag. Una squadra fresca, giovane e che gioca un calcio spettacolare che ha portato i lancieri ad eliminare squadre come Bayern Monaco, Real Madrid e la Juventus di Cristiano Ronaldo. Nella gara di ritorno, dopo il pareggio per 1-1 di Amsterdam, serviva un’impresa, serviva la partita perfetta e così è stato. L’Ajax ha continuato a credere nel suo gioco totale. E andando a pressare molto alto, ha tolto lucidità, ossigeno e palloni a Pjanic, Bernardeschi e alle altre improvvisate fonti di gioco dei bianconeri.
Otto giocatori di Ten Hag avevano giocato e perso la finale di Europa League nel 2017 contro il Manchester United di Mou. In questi due anni sono cresciuti molto e il valore aggiunto del loro giocare assieme in una scuola di grande tradizione ha fatto la differenza. Dopo questa clamorosa vittoria, secondo gli esperti di scommesse Starvegas, l’Ajax è la più giocata per la vittoria finale della Champions League.
Il segreto dell’Ajax? La qualità del gioco e del palleggio. De Jong e Schone scambiano 22 volte e insieme completano 24 passaggi su 24 nella trequarti offensiva. Sono il tesoretto di Ten Haag, gli uomini che toccano più palloni tra i biancorossi che complessivamente mandano a destinazione 93 appoggi su 85 nella trequarti offensiva ma, dato che ben racconta la partita, 14 a 3 nell'area di rigore avversaria. I 48 passaggi di Pjanic e i 43 di Alex Sandro, che insieme si cercano 23 volte, non bastano a invertire la storia di una partita che vede l'Ajax portare cinque contrasti in più, completare il triplo dei disimpegni e vincere dodici duelli aerei in zona di difesa contro uno.
L’altra grande sorpresa di questa Champions è il Tottenham di Mauricio Pochettino, capace di eliminare il favorito Manchester City di Pep Guardiola dopo una sfida straordinariamente intensa e ricca di colpi di scena, terminata con la vittoria per 4-3 dei Citizens che, però, non è valsa il passaggio del turno.
E pensare che questa stagione era cominciata con nessun acquisto e nessuna cessione in sede di mercato. Nessuna novità per i tifosi, nemmeno in negativo, però, perché giocatori come Dele Alli, Eriksen e Kane, ambiti da mezza Europa, sono rimasti nel nord di Londra. La strategia societaria ha pagato: era dal 1962 che gli Spurs non raggiungevano la semifinale della massima competizione europea. La storia del Tottenham è quella di un successo costruito con calma, di giocatori acquistati al giusto prezzo che hanno visto il loro valore crescere stagione dopo stagione nel sistema di Pochettino. Kane e Dele Alli sono stati prelevati, diciottenni e ben prima che il loro talento sbocciasse e il loro cartellino esplodesse, da piccoli club come Ridgeway Roverse e MK Dons.

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