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domenica 21 luglio 2019
Magnini entra nella storia aggiudicandosi la DoloMyths Sky

Davide Magnini nel passaggio record sul Boè (foto Rizzi)
Davide Magnini nel passaggio record sul Boè (foto Rizzi)

Sarà ricordata negli annali la ventiduesima «DoloMyths Run Skyrace» della Val di Fassa, perché sono stati infranti parecchi i record, ma non quello assoluto maschile. Nell’albo d’oro della sfida inserita nelle Golden Trail World Series piombano con veemenza il ventunenne trentino di Vermiglio Davide Magnini, che diventa così il più giovane vincitore della storia di questa competizione, e la svizzera Judith Wyder, capace di infrangere il primato femminile e di realizzare una prestazione eccezionale in discesa. Quattro primati su sei sono dunque stati sbriciolati: tutti quelli femminili (miglior tempo in salita, in discesa e assoluto) e la prestazione più veloce fino al Piz Boè da parte del vincitore.
Due protagonisti nuovi, dunque, per l’evento che ha chiuso il festival di corsa in quota di Canazei e delle valli ladine, con Magnini subito all’attacco e interprete di una gara in solitaria e la Wyder autrice di una strepitosa rimonta in discesa, che l’ha portata sul gradino più alto del podio, entrambi alfieri del team Salomon. Sul podio assieme a Magnini, che ha concluso i 22 km del tracciato con 3.500 metri di dislivello stabilendo il tempo di 2h00'28”, di soli 17 secondi superiore a quello che fece registrare Kilian Jornet I Burgada nel 2013, anche il valdostano del Team La Sportiva Nadir Maguet e il sorprendente marocchino Elhousine Elazzaoui del team Tornado, giunti appaiati dopo 2’54”.
La svizzera di Berna Judith Wyder ha invece terminato la propria fatica con il tempo strepitoso di 2h18’51”, di ben 7 minuti e 6 secondi inferiore rispetto a quello che fece registrare la statunitense Megan Kimmel nel 2015. Sono scese sotto il precedente primato anche la seconda classificata, la neozelandese Ruth Charlotte Croft (a 3’04” dalla vincitrice) e la svizzera Maude Mathys (a 3’16”), che si è comunque ritagliata un posto nella storia visto che in cima al Piz Boè è transitata per prima con il tempo di 1h25’41”, di ben 3 minuti e 49 secondi migliore rispetto a quello stabilito del 2015 della spagnola Laura Orguè, stavolta assente.
Un’edizione da incorniciare, dunque, per la «DoloMyths Run», che da due stagioni si presenta con un nuovo format, e che ha visto in gara mille iscritti in rappresentanza di 45 nazioni, un dato quest’ultimo da far invidia a tanti Campionati Mondiali di specialità.
Per Davide Magnini questa vittoria rappresenta la consacrazione definitiva nel panorama delle skyrace e delle corse in quota. Già vittorioso in più occasioni in questo 2019, ultima in ordine di tempo venerdì nel «Vertical Crepa Neigra» sempre a Canazei, è il nuovo fenomeno di questo sport. Ha stracciato tutti gli avversari, compresi i leader del circuito, adottando l’unica tattica che aveva a disposizione. Attaccare da subito in salita per riuscire a gestire il vantaggio in discesa, considerato il fatto che la sua caviglia non era al meglio. E così è stato. Già dopo il Lupo Bianco vantava una decina di secondi di scarto sui rivali. A Passo Pordoi il trentino è transitato con 1’14” di margine su un terzetto composto dal norvegese Stian Overgaard Aarvik, dal valdostano Nadir Maguet e dal marocchino Elhousine Elazzaoui, più staccati gli altri 5 avversari. Magnini non ha però smesso di aumentare le frequenze e a Forcella Pordoi è giunto dopo 1h14’55”, con 2’8” di gap su Aarvik e Elazzaoui, 2’14” su Maguet e 2’35” sul peruviano Josè Manuel Quispe Mallma. Si sale ancora verso il punto più alto della gara, i 3.152 metri del Piz Boè, dove il talento trentino giunge dopo 1h14’55”, una prestazione che è risultata di 1 minuto e 5 secondi inferiore a quella di Kilian (record di salita). A 2 minuti e 23 arriva il peruviano Ouispe Mallma, quindi Aarvik a 2’33”, Elazzaoui a 2’35”, Maguet a 2’39”.
Nell’interminabile e tecnica discesa che dal Piz Boè porta al traguardo di Canazei attraverso la Val Lasties e Pian Schiavaneis, Magnini gestisce alla grande il vantaggio sul terreno che non ama, perdendo nel primo tratto, ma allungando nel finale. Vince con autorevolezza, sfiorando addirittura un altro record dopo quello sul Piz Boè. Sul traguardo precede di 2’25” Nadir Maguet e Elhousine Elazzaoui, di 2’36” lo spagnolo Jan Margarit Sole, di 2’47” il polacco Bart Przedwojewski, di 3’48” il norvegese Stian Angermund Vik, di 4’32” l’inglese Finlay Wild e di 4’35” il peruviano Quispe Mallma che nel primo tratto in discesa aveva imboccato un sentiero sbagliato.
Tattica azzeccata anche per la vincitrice della gara femminile Judith Wyder, con un passato importante nella corsa orientamento, che ha sfruttato al meglio la propria abilità in discesa. La Wyder fino al Biz Boè ha lasciato sfogare la connazionale di Ollon Maude Mathys, giunta con un tempo da record sul punto più alto della gara, per poi lasciar correre le gambe come una cavalletta in Val Lasties e fino al traguardo di Canazei, dove ha concluso con un altro primato (2h18’51”). Seconda a 3’04” è arrivata la neozelandese Ruth Charlotte Croft, sempre terza nella prima fase in salita e poi capace di superare la Mathys in difficoltà nella seconda parte della gara, giunta a 3’16” dalla vincitrice. Quarta a 12’11 la francese Elise Poncet, quindi la prima delle italiane, la bormina Elisa Desco che ha accusato un ritardo di 13’09”. Seguono l’altra francese Anais Sabriè e la veneziana Silvia Rampazzo a 17’52”.
Da segnalare i migliori piazzamenti degli atleti di casa: 58° posto Mauro Rasom e 79° di Erwin Chiocchetti, mentre i due senatori che hanno preso parte a tutte le 22 edizioni si sono ben comportanti anche quest'anno: Erwin Riz ha concluso 262° e Valerio Lorenz 583°. In chiuisura assegnato anche il Memorial Diego Perathoner, l'ideatore di questa gara, una combinata fra la Sellaronda Skimarathon invernale e la DoloMyths Sky Run, visto dall'atleta di casa Mauro Rasom.

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