VOLLEY Muri ad opzione
martedì, 28 settembre 2010
Cari "Presigenti", vi tiro le orecchie (Parte 1)
Inutile provare a leggere le mani del palleggiatore. Inutile guardare dati e statistiche sulla distribuzione del gioco. Oggi si salta ad opzione. Un attimo di attesa e poi via, un balzo diretto, con il rischio, calcolato, di lasciare “ad 1” i compagni. Ma su chi saltare? Oggi, qui sul blog, si vanno a murare ad opzione i vertici. Presidenti, vicepresidenti, dirigenti, responsabili, coloro che decidono e tirano avanti le società, anno dopo anno, campionato dopo campionato, successo dopo successo o delusione dopo delusione. Non voglio fare sviolinate, e vi eviterò i “grazie a loro”, “sono volontari”, “senza di loro non si andrebbe avanti”, “agiscono nell’ombra”, “sono indispensabili”. Tutti concetti giusti, per carità, ma il punto di vista che mi piacerebbe esternare è un altro. Penso, infatti, che se la pallavolo provinciale stia vivendo un momento di difficoltà (reclutamento, mantenere in palestra ragazze e ragazzi, valorizzazione, qualità, alto livello, risultati ecc...) la colpa e le responsabilità maggiori siano proprio dei vertici. Di presidenti e dirigenti. Allenatori bravi ce ne sono. Non tanti, ma ce ne sono. Giocatrici (soprattutto) e giocatori anche. Crisi o non crisi, soldi ce ne sono. Le strutture, anche se poche, sono mediamente buone (ho visto palestre in giro per l’Italia di B1 e B2 nelle quali non si allenerebbe neanche la squadretta del bar). Quello che manca veramente sono i bravi dirigenti. Quelli che non siano dei tifosi, ma dei manager. Sì, proprio dei manager. Perchè quando si gestiscono tante risorse umane (atleti e allenatori) e del denaro, si diventa manager. Prima questione, ovvero la scelta dei collaboratori tecnici, gli animali da palestra, quelli sempre in tuta e scarpe ginniche. Allenatori e responsabili tecnici (figura che sta prendendo sempre più piede, quasi che senza un responsabile tecnico non si potesse andare avanti). Oggi, su che basi i Presigenti (non è un errore, è un neologismo che mette insieme presidenti e dirigenti e che sottolinea come, all’inizio - pre - tutti vogliano il meglio - esigenti - salvo poi accontentarsi) scelgono un allenatore? Me lo sono sempre chiesto. Quando, a giugno, si inizia a ragionare sulla stagione in arrivo e ci si siede intorno ad un tavolo, come vengono fuori i nomi degli allenatori ai quali affidare la prima squadra o l’under? In pochi casi i Presigenti hanno delle nozioni tecniche di un certo livello. Tradotto, come fanno a valutare che X lavori bene in palestra mentre Y sia un vero disastro? Quindi, mi viene da pensare, quello che conta sono i risultati e il curriculum. X ha vinto? E’ bravo! X ha allenato in serie A? E’ bravo! Y, poverino, è arrivato solo quarto l’anno scorso e al massimo ha allenato una squadra under. Quindi non va bene. Però, pensateci, questo è strano. Nelle aziende - e le società sportive sono delle aziende - non funziona così. Chi decide è un esperto della materia in questione, almeno in teoria. Seconda questione: quando i Presigenti hanno visto curriculum e valutato risultati, quanto offrono in termini economici al mister? Suvvia, non facciamo gli struzzi nascondendo la testa sotto la sabbia. I soldi contano in queste scelte. E di soldini ne girano. Gli stipendi - ops, rimborsi spese per essere politically correct - che si danno qui in regione sono i più vari: c'è chi si accontenta di qualche centinaia di euro a fine stagione, chi non prende nulla e chi per meno di 500 euro al mese non si muove. So di stipendi da 800 o anche 1.000 o anche 1.500 euro al mese per un paio di allenamenti alla settimana. E, sia chiaro, non mi scandalizzo. Sono uno di quelli convinti che gli stipendi di certi manager o di certi calciatori siano giusti, per quanto altissimi. Quindi, se uno è bravo, merita di essere pagato bene. Ma torniamo al punto. Quanto offrire al nuovo coach? Naturalmente si valuta l’impegno: 2 allenamenti settimanali, o 3 o 4? Quanti campionati? E poi: qual è il valore aggiunto che può darmi quell’allenatore? Infine l’aspetto più difficile: come valutare il lavoro dell’allenatore a fine stagione? Ha fatto il meglio? E’ stato l’uomo giusto al posto giusto? I soldi investiti erano meritati? Atleti e genitori sono soddisfatti? Ha capito e risolto i problemi? Lo confermo o ne cerco un altro?
[continua]
(Per questa puntata del blog mi fermo qui. Ma solo per il momento. Oggi ho parlato del rapporto tra Presigenti e allenatori. Nei prossimi giorni vedremo altri aspetti sul ruolo del presidente e del dirigente. A risentirci presto)
giovedì, 23 settembre 2010
Settore maschile, una crisi profonda
Nelle scorse settimane la Federazione ha diramato gli organici dei campionati regionali e provinciali. Un dato emerge con preoccupante forza, ovvero la crisi del settore maschile. Il declino è lento e costante, e all’orizzonte non sembrano esserci soluzioni. Nemmeno, a quanto pare, la volontà di porvi rimedio. Partiamo dai freddi numeri: in serie C e serie D ci sono un totale di 21 squadre (11 in C e 10 in D), 17 trentine e 4 altoatesine. In Trentino, in realtà, poichè quattro società partecipano ad entrambi i campionati (C9, Argentario/Futura, Itas e Levico), le società iscritte sono di fatto 13. Allarghiamo il discorso alla I divisione, ed ecco 7 squadre iscritte. Il totale delle società, tuttavia, cambia di ben poco, e si sale appena a 15. Ricapitolando, per la nostra provincia: 3 campionati “over” con 24 squadre che difendono i colori di 15 società. Una miseria. A queste vanno aggiunte le due squadre che partecipano ai campionati nazionali. Considerazioni in ordine sparso. Senza andare troppo indietro nel tempo, tre stagioni fa avevamo 3 formazioni in B1 e 2 in B2. Negli ultimi due anni le squadre che hanno vinto la serie C hanno sempre rinunciato alla promozione nella serie cadetta. L’età media della serie C si aggira intorno - se non oltre - ai 30 anni. Le ultime società che hanno preso parte a tornei nazionali (e quindi, si presume, avessero un’organizzazione societaria di un certo livello) si sono salvate all’ultimo in C (C9 e Villazzano) o sono in serie D (Mezzolombardo, Anaune e Fiemme Fassa). Il tutto senza parlare di giovanile, con gironi ridotti all’osso. Capitolo qualità. Vi propongo una squadra: Pianese al palleggio, Rizzo opposto, Burgsthaler (a mio avviso, dopo Bernardi naturalmente, il miglior trentino di tutti i tempi) e Paoli al centro, Ubaldo e Michele Capra di banda. In panchina Consolini, Furlani, Lorenzi, Rorato, Tovazzi, Dalfovo. Una squadra, tutta trentina, da primi cinque posti in B1. Senza dubbio. Il comune denominatore? Sono tutti giocatori nati tra il ’78 e l’84 e tutti ragazzi che non hanno conosciuto l’effetto Itas (ma c’è stato?). Dopo di loro, solo alcuni buoni giocatori (Leonardi, Gallosti, Andreatta e Fedrizzi), che hanno ancora margini di crescita e che, spero, possano “superare” gli atleti della squadra citata sopra. Una decina d’anni fa la serie A sbarcava in Trentino. Doveva essere, si diceva, la svolta. Centinaia di ragazzini in palestra, allenatori che avrebbero visto da vicino - e quindi imparato - dai migliori al mondo, società che sarebbero cresciute e migliorate. La realtà? Credo che sia tutta racchiusa nei numeri che ho citato all’inizio di questa riflessione. Un effetto Itas c’è stato, ma al contrario. Non per colpa, ovviamente, della società del presidente Mosna, ci mancherebbe. Loro sono di fatto il meglio che c’è al mondo, in termini di risultati e organizzazione. Ma allora perchè questa crisi così profonda? Chi sono i “colpevoli”? E soprattutto, cosa più importante, quali sono le soluzioni per uscire da questo momento, rivedere due o tre giorni di under 16, rivedere una Seconda Divisione, vedere solo uno o due over 30 nelle squadre di serie C e D? A tutti voi, dalla Federazione alle varie società, le risposte.
martedì, 21 settembre 2010
Itas, giovanile e Marche
Pareva un'estate tranquilla, nella norma, per la pallavolo giovanile. Presidenti a caccia di allenatori, dirigenti alla ricerca di ragazzine e ragazzini, società alla conquista di spazi palestra, responsabili marketing all’inseguimento di uno sponsor. Soliti problemi, insomma. Poi, a metà agosto, un fulmine a ciel sereno. Oddio, proprio un fulmine no, perchè qualcosa era già nell’aria. Naturalmente mi riferisco alla sbarco di Trentino Volley nel settore giovanile femminile. Lasciando da parte la prima squadra, ex “Rosa”, ma che rosa resta, le novità principali riguardano le formazioni under. Aperta parentesi: alla corazzata messa a disposizione di Koja un grande in bocca al lupo. La serie A al femminile è possibile - soprattutto grazie ad una palleggiatrice formidabile come Valpiani - e rappresenterebbe una svolta nel mondo pallavolistico regionale. Chiusa parentesi, torniamo alle baby.
Per la prima volta le giocatrici di ogni angolo del Trentino sfideranno le coetanee targate Itas. Ata e Marzola abbracciano il progetto, ma mantengono il proprio nome e la propria identità: campanili abbattuti, ma le campane continuano a suonare. Alla guida di tutto ciò ecco Maurizio Moretti, marchigiano come Andrea Burattini. Indiscutibile tecnicamente - parla il curriculum - dovrà coordinare il lavoro in palestra e “avvicinare” altre società del territorio al progetto. Un lavoro, quest’ultimo, senza dubbio non facile. Ergendomi a “paladino della trentinità”, una sola considerazione, non provocatoria ma oggettiva: l’ultimo - e unico - titolo giovanile nazionale vinto in Trentino porta la firma di un mister regionale, Marco Angelini (under 18 2005/2006). Ed anche un secondo, meno importante, ovvero la Boy League 2009/2010, “l’è made in Trent” (con Roberto Deanesi).
Le reazioni al nuovo progetto? Direi grande curiosità, con solo un pizzico di diffidenza, almeno iniziale. Le idee ci sono, le persone anche, i soldi pure. Se funzionerà, si vedrà.
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L'autore
Matteo Lunelli scrive di pallavolo da anni per il quotidiano l'Adige, seguendo in particolare la realtà regionale. Ex giocatore, è allenatore di secondo grado.
Di cosa si parla
Si occupa della pallavolo regionale, dal minivolley alla serie C, in tutte le sue mille sfaccettature, temi che toccano giocatori, arbitri, dirigenti e allenatori.
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