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mercoledì, 24 agosto 2011


Mercato e soldi, tra stile e rispetto

Con l’estate che si avvia al termine e le varie squadre che stanno rientrando in palestra, avrei voluto dedicare la prima puntata della nuova stagione di «Muri ad Opzione» al mercato, in particolare a quello degli allenatori, particolarmente vivo in queste settimane. Ma la discussione iniziata sul forum di questo sito mi ha spinto a «stare sul pezzo», e a provare a ragionare su quanto scritto da «Polemico». Il tema è indubbiamente caldo e delicato, oltre ad essere la tipica cosa che fa infuriare presidenti e dirigenti, allenatori e giocatori o giocatrici. Per andare con un minimo d’ordine credo sia necessario dividere il ragionamento in almeno tre settori. Queste manovre di mercato, infatti, assumono significati diversi a seconda di età, livello tecnico della giocatrice e livello della società di appartenenza. Per essere chiaro: se si parla di una ragazzina di 13 anni, fortissima e alta 1,90, che gioca in una società in grado di offrirle al massimo una III Divisione o di una ragazza di 24 anni, ormai formata tecnicamente, che vuole cambiare squadra rimanendo in categorie simili (dalla D alla I Divisione, oppure dalla D alla C), credo il discorso cambi radicalmente. In tutto ciò direi che stile, onestà, coerenza e rispetto sono doti (rare) fondamentali per portare avanti un dialogo o una trattativa. Nel suo post «Polemico» insiste sul ruolo delle società e dei dirigenti. Verissimo. Ma credo sia fondamentale in primis il ruolo delle persone, che siano dirigenti o genitori, allenatori o giocatrici (per comodità parlerò al femminile, ma il discorso è identico per i maschietti). Secondo me ci può stare che la prima telefonata o incontro sia direttamente con la giocatrice, ammesso che si tratti di una ragazza almeno maggiorenne, quindi in grado di decidere e capire. Una chiamata del tutto informativa: «Ciao, come va? Che intenzioni pallavolistiche hai per l’anno prossimo?». Poi, a seconda della risposta, si può procedere, sentendo i dirigenti e l’allenatore della società. Se si parla, al contrario, di ragazze di 12, 14 o 16 anni, bisogna necessariamente passare dalla società di appartenenza. Magari una prima telefonata tra allenatori: «Ciao, volevo chiederti di Alice... Che programmi hai per lei? Che giocatrice è?». Poi le società possono sentirsi, per capire i margini di azione. L’ideale sarebbe che si ragionasse per il bene della ragazza, cosa è meglio per lei, da ogni punto di vista. Ma purtroppo, in questa fase, a farla da padrone sono i soldi e le ambizioni, spesso personali, di dirigenti o allenatori. Ecco, il capitolo «Euro». Magari le società investissero qualche soldo in, ad esempio, un sito internet o in materiali di prima qualità, piuttosto che in prestiti, acquisizioni di cartellini o rimborsi spese. Purtroppo si è avviato un meccanismo incontrollabile: «Se ho dovuto pagare mille euro per il prestito di Alice, allora adesso se vogliono prendersi Olivia devono darmene mille e duecento, che diamine!». E avanti così. Programmi e progetti (ma quante società ne hanno?) contano ben poco. «Polemico» si chiede se si possa controllare questa situazione. La risposta, purtroppo, credo sia «No». Non esistono regolamenti, se una ragazza vuole cambiare squadra può farlo, a prescindere dai metodi con i quali sia stata contattata e lusingata. Chi adotta questi metodi è ben conosciuto nel piccolo ambiente del volley, ma continua imperterrito per la propria strada. E se lo fa, evidentemente, è perché ogni anno riesce a raggiungere i propri obiettivi, fregandosene di stile e rispetto. Io insisto nel dire che le società sportive, ormai, sono di fatto delle piccole aziende: quando ci lavorano persone che percepiscono uno stipendio, quando il budget annuale inizia a superare i 20, 30 o 50 mila euro, quando l’impegno non si limita a quattro o cinque ore la settimana, ecco che non si può più parlare di volontariato o di attività sociale e ricreativa. Essendo quindi le società delle aziende vanno controllate e regolamentate. I soldi che girano vanno dichiarati. Le operazioni di mercato (senza che il trasferimento di Alice diventi una telenovela come quello di Eto’o...) vanno ufficializzate nei metodi e nei tempi. Nella speranza che le persone si comportino da persone vere, con stile e rispetto. Sempre.

mercoledì 24 agosto 2011, 12:31 | commenta (0)

L'autore

Matteo Lunelli scrive di pallavolo da anni per il quotidiano l'Adige, seguendo in particolare la realtà regionale. Ex giocatore, è allenatore di secondo grado.

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Si occupa della pallavolo regionale, dal minivolley alla serie C, in tutte le sue mille sfaccettature, temi che toccano giocatori, arbitri, dirigenti e allenatori.

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