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Dal gagliardetto al vessillo: piccola storia delle bandiere

In italiano abbiamo tante parole per dire "bandiera": gagliardetto, gonfalone, vessillo, labaro. Non sono sinonimi, anche se spesso li usiamo come tali. Ognuna porta con sé una storia, un territorio, un modo di riconoscersi, nato da comunità che sceglievano un pezzo di stoffa per dire "noi siamo questi".

Una lingua piena di parole per dire bandiera
Il gagliardetto è piccolo e triangolare, si scambia tra squadre e gruppi. Il gonfalone è un drappo appeso a una traversa, con lo stemma di un comune o di una regione, e apre i cortei nelle cerimonie ufficiali. Il vessillo rappresenta un corpo o un'associazione, mentre il labaro ha radici romane e arriva fino alle processioni di oggi.

Diciassette contrade, diciassette colori
A Siena ogni contrada ha la sua bandiera, i suoi colori, i suoi simboli, e nei giorni del Palio gli alfieri le fanno volteggiare in piazza con una precisione che richiede anni di allenamento. Non è folclore da cartolina: è appartenenza che si tramanda in famiglia. Chi è nato in una contrada lo dice con quel drappo, prima ancora che con le parole.

Il gonfalone e il gonfaloniere
Già nel Medioevo i comuni italiani avevano le loro insegne, e c'era un ruolo dedicato a chi le portava: il gonfaloniere, colui che porta il gonfalone. Era un incarico di prestigio, legato all'onore della città. Oggi il gonfalone comunale, con lo stemma ricamato, esce ancora nelle cerimonie ufficiali, accompagnato dal sindaco con la fascia tricolore.

L'arte di far volare il drappo
Nei borghi italiani i gruppi storici di sbandieratori lanciano, ruotano e fanno danzare i drappi con coreografie che sembrano sfidare la gravità. Si impara da ragazzi e si perfeziona con gli anni, spesso dentro associazioni che si tengono in piedi grazie ai volontari.

Sfilate, feste e associazioni oggi
Processioni, feste patronali, rievocazioni storiche e gruppi di sbandieratori tengono vivo tutto questo. Per esporre gagliardetti e vessilli servono supporti dedicati, come le traverse per labari e gonfaloni che Gallo Aldo realizza in ottone con raccordi e anelli saldati al tubo.

Quello che il tessuto tiene insieme
Un vessillo non è mai solo stoffa. È la memoria di chi l'ha portato, di chi l'ha cucito, di chi ci si è ritrovato sotto in un giorno di festa. Cambiano il tessuto e le mani che lo reggono, ma l'asta resta, con la sua promessa di comunità che si tramanda di generazione in generazione.

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